8 marzo: festa della donna

8 Marzo 2010

Le origini della festa dell’8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell’industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l’8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all’interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia.

Questo triste accadimento, ha dato il via negli anni immediatamente successivi ad una serie di celebrazioni che i primi tempi erano circoscritte agli Stati Uniti e avevano come unico scopo il ricordo della orribile fine fatta dalle operaie morte nel rogo della fabbrica.

Successivamente, con il diffondersi e il moltiplicarsi delle iniziative, che vedevano come protagonistele rivendicazioni femminili in merito al lavoro e alla condizione sociale, la data dell’8 marzo assunse un’importanza mondiale, diventando, grazie alle associazioni femministe, il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli, ma anche il punto di partenza per il proprio riscatto.

Ai giorni nostri la festa della donna è molto attesa , le associazioni di donne organizzano manifestazioni e convegni sull’argomento, cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi che pesano ancora oggi sulla condizione della donna, ma è attesa anche dai fiorai che in quel giorno vendono una grande quantità di mazzettini di mimose, divenute il simbolo di questa giornata, a prezzi esorbitanti, e dai ristoratori che vedranno i loro locali affollati, magari non sanno cosa è accaduto l’8 marzo del 1908, ma sanno benissimo che il loro volume di affari trarrà innegabile vantaggio dai festeggiamenti della ricorrenza. Nel corso degli anni, quindi, sebbene non si manchi di festeggiare queste data, è andato in massima parte perduto il vero significato della festa della donna, perché la grande maggioranza delle donne approfitta di questa giornata per uscire da sola con le amiche o per concedersi semplicemente una serata diversa.

Si è dimesso l’Assessore Paolo Rabazzi

3 Marzo 2010

Nella seduta della Giunta Comunale di lunedì 1 marzo l’Assessore Paolo Rabazzi si è dimesso ed ha rimesso le proprie deleghe (edilizia scolastica, ambiente e protezione civile, edilizia residenziale pubblica e viabilità pubblica) al Sindaco. La scelta di Rabazzi è dettata da motivi strettamente professionali e personali ed è legata ad un ordine di servizio dell’Azienda ASL , dove svolge il ruolo di ufficiale di polizia giudiziaria, che dispone di limitare la funzione di polizia giudiziaria ad ambiti territoriali diversi da quelli in cui si rivestono incarichi amministrativi. Nella lettera di dimissioni l’assessore Rabazzi precisa come si sia trattato di una decisione sofferta presa nella consapevolezza di aver vissuto un’esperienza che lo ha arricchito dal punto di vista personale e culturale. Rabazzi esprime il suo ringraziamento in primis al sindaco per la costante fiducia riposta, ai colleghi assessori sempre capaci di affrontare le problematiche con lucidità e responsabilità, a tutto il Consiglio Comunale ed ai dipendenti con i quali sono stati condivisi importanti momenti di fruttuoso lavoro nell’interesse della popolazione di Castel del Piano.

Il Sindaco accoglie con rammarico le dimissioni, sottolinea la correttezza della scelta adottata dall’assessore Rabazzi ed esprime tutto il suo apprezzamento per l’impegno profuso  nello svolgimento delle sue funzioni.  In attesa di scegliere la persona di Montenero che dovrà, entro poco tempo, sostituire Rabazzi, aggiunge, il Sindaco, che le deleghe dell’ex assessore sono così distribuite: edilizia scolastica al sindaco, edilizia residenziale pubblica a Romelia Pitardi, ambiente e protezione civile a Salvatore Panebianco.

L’ospedale di Castel del Piano

27 Febbraio 2010
Si è riaperto il dibattito sul futuro dell’assistenza sanitaria sull’Amiata ed il ruolo dell’Ospedale di Castel del Piano. Il Sindaco e la Giunta, con la convocazione del Consiglio Comunale aperto,hanno offerto la possibilità di avviare un confronto costruttivo fra la direzione generale dell’ASL,le forze politiche,le rappresentanze sociali,i singoli cittadini. Sottolineo confronto costruttivo,perché di questo c’è bisogno per affrontare i problemi aperti ed aggiungo consapevole. Parlare della salute dei cittadini va fatto con la consapevolezza che l’immagine che produciamo, con le parole o gli scritti, incide direttamente sulla fiducia dei  cittadini nelle strutture di cura,di prevenzione etc… E’ per questo motivo che le strumentalizzazioni e la demagogia andrebbero lasciate fuori da questa discussione. Ho risentito parlare di smantellamento, delle famigerate ruote. E’ un allarme giustificato? Io ritengo di no,senza nascondere i problemi che occorre risolvere.
In questi giorni stanno partendo i lavori di ristrutturazione del Pronto Soccorso,un investimento di 2,5 milioni di euro,è partita in questi giorni l’attività di un TAC di ultima generazione,con un investimento di 250.000,00 euro, sono stati allestiti  10 nuovi posti letto destinati alla realizzazione dell’Ospedale di Comunità ed una parte legati alla riabilitazione; è stata allestita una nuova palestra per la riabilitazione , con un investimento complessivo di 150 mila euro; si stanno concludendo le procedure per l’assunzione di sei infermieri, 5 operatori socio sanitari e due fisioterapisti per rendere operative queste nuove attività, che saranno operative a partire dai primi giorni di aprile. Nelle attività territoriali si è strutturato definitivamente il neuropsichiatra infantile ed un rafforzamento del SERT. A questo potrei aggiungere i 450 mila euro d’investimenti approvati dalla R:Toscana sul potenziamento delle strutture di assistenza nel territorio. Di fronte a questo quadro è legittimo parlare di smantellamento dei servizi? Di depotenziamento delle strutture? D’inaffidabilità delle stesse? Oppure avanzare disegni nascosti di destrutturazione del sistema sanitario e sociale?
Solo degli irresponsabili attiverebbero tante risorse per poi sopprimere i servizi e nemmeno s’impegnerebbero come ha fatto il D.G. dell’ASL d’investire ancora per dotare la struttura di una Risonanza Magnetica,di un mammografo,di qualificare e potenziare il Pronto Soccorso con l’istituzione di 5 posti letto di osservazione etc…
In questo contesto ci sono due punti sui quali concentrare l’attenzione,il Pronto soccorso e la chirurgia.
Il pronto soccorso in una realtà come la nostra deve rappresentare un punto di eccellenza e per far questo è necessario adeguare i protocolli diagnostici, dell’attività radiologica,  ampliando le casistiche oggi gestibili per via informatica, garantendo la diagnostica per immagini nelle ventiquattro ore e garantendo una struttura medica stabile ed integrata alla struttura ospedaliera.
Sulla chirurgia è necessario estendere l’offerta dell’attività specialistica che già oggi consente l’attività di ortopedia e l’operazione alla cataratta.
Su questo occorre sviluppare prioritariamente il confronto con la Direzione generale dell’ASL
Ci sono altre cose indubbiamente da migliorare,ma diffondere un’idea di una struttura simile ad un “bivacco di cosacchi” è un danno che non solo non ci possiamo permettere,ma è anche offensivo per coloro che ogni giorno operano per garantire un servizio qualificato ed altrettanto preoccupante per gli oltre trecento cittadini che ogni mattina varcano le soglie di quella struttura per utilizzarne i servizi.
Claudio Franci
Sindaco di Castel Del Piano                                 
sindaco@comune.casteldelpiano.gr.it

L’identità dell’Amiata oggi

27 Febbraio 2010

Il Sindaco on. Claudio Franci interviene sulle pagine del Corriere dell’Amiata sul tema dell’identità dell’Amiata oggi.

 Mario Papalini nei suoi articoli di fondo del Corriere, ci pone interrogativi,rilancia la palla in campo,affida alla capacità degli amministratori l’indicazione di un progetto di governo che disegni l’Amiata del futuro; a questo confronto non intendo sottrarmi. Vorrei porre all’attenzione alcuni punti sui quali sviluppare la ricerca ed il dibattito.

Parto dall’identità del territorio. Qual’è oggi l’identità dell’Amiata?

Conosciamo abbastanza bene ciò che si è sviluppato nel corso del Novecento,i processi che ci hanno unito, i valori che hanno plasmato la nostra Comunità, ma sono sufficienti per capire il presente ed affrontare il futuro? Io penso di no. Forse occorre indagare su quanti cambiamenti si sono prodotti negli ultimi venti anni e come hanno modificato la nostra società.

Provo ad indicarne alcuni.

L’agricoltura, le produzioni di qualità,l’agriturismo hanno cambiato la natura dell’impresa agricola,hanno cambiato le relazioni sociali del singolo agricoltore ed il modo di approcciare il mercato;si è determinato un cambiamento radicale nel fare impresa sia dal punto di vista economico,sia da quello culturale .

La fine di una massiccia presenza di operai e lavoratori nel settore pubblico,dalla forestazione,alla Sanità, alla Pubblica Amministrazione ha ridisegnato un’organizzazione economica nella quale trovano spazio singole imprese,associazioni del volontariato,un nuovo movimento cooperativo legato ai servizi.

Si è inoltre rafforzato un sistema imprenditoriale nell’agroalimentare,  ha conquistato nuovi spazi nella meccanica, e si è rimodellato nei settori delle attività storiche legate all’edilizia,che per essere competitive, hanno assunto la dimensione di piccole e medie imprese,con un’attenuazione delle attività specificamente artigiane.

L’immigrazione agisce in maniera determinante nell’organizzazione del lavoro, in agricoltura, nell’edilizia, nell’assistenza agli anziani ed alla famiglia.

 Una presenza di singoli soggetti che mette in campo, oltre ai lavori oggi considerati marginali,  piccole imprese in agricoltura , nell’edilizia ed interagisce con le famiglie attraverso le forme di assistenza agli anziani etc….

Sono solo alcuni dei cambiamenti che incidono profondamente nella nostra comunità, ne rimotivano le funzioni economiche , ridefiniscono le relazioni economiche e sociali ed introducono forti cambiamenti culturali che plasmano ogni giorno la nostra identità.

E’ in questo processo che agisce oggi la crisi più generale,  scompone questo quadro  e ne proietta un altro tutto da  leggere e ridefinire.

Di fronte alla crisi si accentuano le difficoltà di alcuni territori nei quali il sistema imprenditoriale è più debole e più difficile è individuare le opportunità di sviluppo futuro. La crisi chiama di nuovo in causa il sistema dell’organizzazione delle imprese,penso all’agricoltura ed alla meccanica oggi in maggior sofferenza, ponendo il problema dell’ innovazione e della qualificazione.

L’incertezza di futuro ,che trasversalmente percorre l’organizzazione sociale dagli anziani,ai giovani, alimenta paure che cambiano i comportamenti,la percezioni degli eventi e modifica la partecipazione alla vita sociale.

In questo contesto fondamentale è il ruolo che le pubbliche amministrazioni debbono svolgere. Nell’orientare gli investimenti,nell’incentivare nuove opportunità a partire dallo sviluppo delle energie alternative,nell’agire per rafforzare i legami di solidarietà delle popolazioni,nel fornire servizi all’altezza delle sfide che abbiamo davanti,nel costruire una cultura ed un sentire comune senza il quale è a rischio la tenuta della convivenza civile.

Se questi sono i compiti che abbiamo davanti è sufficiente un lavoro quasi solitario degli amministratori e della politica,(o ciò che è rimasto di essa), oppure la sfida chiama in causa le classi dirigenti di questo comprensorio ed il loro contributo è parimenti fondamentale?

Se è vero,come è vero, che le classi dirigenti sono formate da tutti coloro che con il loro dire ed agire contribuiscono in ogni campo a determinare orientamenti,al formarsi di decisioni ed atti,allora la politica,gli amministratori,rappresentano una parte di essa e spesso neppure quella maggioritaria,anche se dispongono strumenti in grado di agire complessivamente nell’organizzazione della società.

Sottolineo questo perché a mio avviso è giunto il momento da parte di tutti,dirigenti di organizzazioni,professionisti,operatori culturali,quella classe dirigente diffusa cioè,di essere meno pigri.

L’Amiata è oggi di fronte ad uno dei passaggi più difficili della sua storia.

Deve ridisegnare il suo sistema istituzionale,deve proiettarne l’organizzazione pensando a ciò che sarà fra dieci – venti anni; l’identità alla quale ci richiamiamo va declinata rispetto ai cambiamenti avvenuti negli ultimi ventennio e dovrà aiutarci ad includere i processi nuovi che sono in atto, dovremmo mettere in campo scelte economiche capaci di offrire una sponda al sistema imprenditoriale oggi in difficoltà e non dobbiamo dimenticarci dei giovani e del loro percepire ed intendere il futuro nella nostra comunità. Per essere all’altezza della situazione occorre che ognuno faccia la sua parte, senza pigrizie appunto,ma mettendo in campo la ricerca,gli approfondimenti,le conoscenze necessarie per affrontare questa nuova fase della vita dell’Amiata , in un sistema economico,sociale e culturale globalizzato. Un confronto collettivo,anche aspro, è sicuramente necessario e non più rinviabile:La pigrizia potrebbe farci  scivolare nella rivendicazione di singoli  interessi, comunque importanti, nella ricerca di scorciatoie, nella rivendicazione di campanilismi, che potrebbero far smarrire un disegno comune di appartenenza e crescita. E’ un rischio che non possiamo permetterci e scongiurarlo è un compito che riguarda il complesso degli attori in campo.  

 

 

 

Claudio Franci

Sindaco di Castel Del Piano                                 

sindaco@comune.casteldelpiano.gr.it

Festa dei falegnami

1 Febbraio 2010

 

 

Duecento anni fa nacque a Castel del Piano un’associazione spontanea, che fu la prima del paese. Quella dei legnaioli che nel corso del tempo, verso la fine del 1800, si organizzarono in una vera e propria “Società”. Correva, dunque, l’anno 1805 e il paese, come tutto il resto della nazione, non conosceva forme di aggregazione organizzate. Infatti le cosiddette società operaie con tanto di Statuto e regolamenti cominciarono a nascere soltanto dopo l’Unità d’Italia. Ma il primo germe della società dei falegnami esisteva anche prima. Forse perché  fortissima  e con radici profonde era la tradizione di questo mestiere, come attestano relazioni e testimonianze ufficiali e d’archivio a partire dal 1500. Forse perché la miseria e il bisogno richiedeva che i soci si dessero una mano quando lo esigevano la necessità e le difficoltà. Forse anche perché era più sentito di oggi il rapporto con le istituzioni religiose che grazie a feste e ricorrenze riuscivano a tenere un collegamento solido fra mondo laico e chiesa. Uno statuto vero e proprio della società non esistette quasi sicuramente, fino alla fine del 1800. Ma nel quaderno delle memorie della società si legge che “fra i soci vigeva e vige la norma non scritta su carta ma incisa profondamente nella coscienza di ciascuno, di scambiarsi collaborazione, strumenti e servizi. Noi, si legge nel quaderno, abbiamo ereditato un patrimonio morale, artistico ed umano di alto valore”. I legnaioli, come allora si definivano i falegnami, festeggiano la loro ricorrenza il 23 Gennaio, giorno dello sposalizio di Maria Santissima e di Giuseppe falegname e hanno scelto di celebrare la Messa nell’Oratorio di San Giuseppe, dove, appunto, dal secolo XVII è ospitato il quadro raffigurante le nozze sacre, opera di Francesco Nasini. La memoria del giorno del matrimonio fra Maria e Giuseppe, è passato anche nella simbologia della festa dei legnaioli, i quali, infatti, chiudono il pranzo con l’abitudine di consumare il biscotto incrociato, che è simbolo, appunto di matrimonio e che si chiama, infatti, secondo un’antica tradizione “biscotto della sposa”. Non si giustificherebbe altrimenti, infatti, l’uso dei falegnami di consumare questo alimento così speciale. Questa particolarità dimostra, dunque, che la consuetudine a ritrovarsi, per i falegnami aveva ed ha ancor oggi un significato morale e profondamente religioso, perché addirittura il cibo ha una simbologia mistica. Come mistica fu, nel 1900, per l’Anno Santo, la costruzione, da parte dei falegnami, di un paliotto da esporre nella predella dell’altar maggiore della Chiesa di San Giuseppe il 23 gennaio e il 19 marzo. Un paliotto di squisita fattura intagliato a mano ed esempio di arte e di manualità di altissimo livello. La notizia sia degli autori che dell’opera, ci viene fornita  da un abitante del paese, Pietro Mantiloni, che visse a cavallo del sec. XIX e XX e scrisse un diario manoscritto a partire dal 1896, annotando, anno dopo anno, fino al 1913, data della sua morte, che ogni 23 gennaio è stata celebrata la festa dei legnaioli. Mantiloni, dunque, nel 1896 scrive così: “23 gennaio, Sposalizio di Maria Vergine. Fu celebrata la solenne festa dai legnaioli, consueta degli altri anni. Ma quest’anno fu celebrata più solenne e vi era anche la musica del paese, la quale assisteva alla Messa cantata del vespro e rallegrava il paese”.  Ma nel 1900, in occasione dell’Anno Santo, lo stesso Mantiloni si dilunga assai a descrivere le iniziative dei falegnami e scrive così: “Il 23 Sposalizio di San Giuseppe. Questa festa per antico viene celebrata dai falegnami del paese. Ora è diversi anni che hanno formato una società ed è presidente Marchini Giuseppe fu Noè che è maestro di banda. Quest’anno, uniti insieme, stabilirono per memoria di fare un davanzale o paliottoliere a l’altare maggiore, come ricordo dell’Anno Santo, tutto lavoro di mano artistica dai signori seguenti falegnami: Giovanni Marchini e figlio fecero i mensoloni di noce intagliati e lustrati a specchio con colore naturale. Luigi Tirinnanzi e Giuseppe Basili fecero la base e cimatura con legno di cipresso e cornici riportate di noce nero e un riporto di castagno per socializzarlo. Borgoni Prudenzio e figlio fecero lo specchio di mezzo con suo relativo ovale e cornice dell’ovale e i 4 fregi dello specchio. Orazio Marchini fece il fiore dell’ovale con altro ovale dove sono scritte le memorie. Il Presidente Giuseppe Marchini spartì il lavoro a tutti, fece la cornice per lo specchio, il fregio delle cimate e due rosoncini sopra i mensoloni, montò tutto il paliotto e lo compì conforme al suo disegno scelto fra gli altri. Il socio Pacagnini Giuseppe, promotore del suddetto lavoro stimolò e molto si occupò perché venisse ad effetto il suddetto davanzale e trovò tutto il legname per carità, poi si tassò per la cassa di Lire 1. Il resto dei soci falegnami si tassarono chi più e chi meno secondo la sua possibilità a vantaggio della cassa. Quelli che hanno lavorato hanno calcolato il suo lavoro prezzando quato avevano lavorato per la società. Il 23, parata a drappi di seta tutte le parti principali della chiesa di san Giuseppe,  e fatto bellissimo ammaio, esposto la reliquia di san Giuseppe, fu fatta la seguente festa. La sera del 22 fu acceso tutte le lumiere e i biticci, restando con grande ammirazione tutto il popolo. Fu cantata la compieta maggiore. All’alba del 23 principiò la prima messa e seguitarono una dietro all’altar maggiore tutti i sacerdoti del paese. Alle 11 Messa cantata in musica con strumenti musicali, cioè con orchestra poi solenne Vespro e la sera litanie in musica accompagnate con l’armonium del socio Orazio Marchini e furono cantate dai ragazzi del paese. Fu solenne, fu splendida, fu decorosa, fu bella, fu di soddisfazione e di ammirazione a tutto il popolo.”. Mantiloni, annota che la festa continua negli anni seguenti: 1901, 1902, 1904, fino al 1913.   Presumibilmente essa fu ridotta o interrotta nel periodo delle guerre, ma ripresa poi con costante fervore passata la burrasca bellica e durata fino al 2005, anniversario che celebra 200 anni di vita di questo solido gruppo di lavoratori e artisti del legno. 

Sviluppo delle energie rinnovabili

23 Gennaio 2010

Il Comune di Castel del Piano ha firmato il Protocollo d’intesa per lo sviluppo delle energie rinnovabili(solare, fotovoltaico, eolico e biomasse) nel territorio provinciale, considerati obiettivi strategici della politica territoriale ed ambientale della provincia.

La diffusione della produzione di energie rinnovabili assume un ruolo portante nelle politiche di mantenimento del presidio territoriale e degli assetti socio-economici e culturali legati legati all’attività agricola, con specifico riferimento all’opportunità che tali forme di produzione possano integrare i proventi delle aziende piu’ soggette alla congiuntura del settore e promuoverne la vitalita’.

Obiettivo essenziale per il territorio provinciale, oltre alla produzione delle energie da fonti rinnovabili, è quello di costituire una filiera volta a determinare sinergie nella ricerca, nell’innovazione e nella produzione di componenti con adeguata formazione professionale di tutte le figure coinvolte nel processo di studio, progettazione e realizzazione degli impianti.

Considerato che lo sviluppo delle tecnologie inerenti la produzione e lo sfruttamento delle energie rinnovabili costituisce punto qualificante delle politiche territoriali si INVITANO GLI INTERESSATI A FAR PERVENIRE PRESSO GLI UFFICI COMUNALI L’ADESIONE DI MASSIMA CON INDICAZIONE DELL’UBICAZIONE DELL’IMPIANTO E RELATIVA POTENZA RICHIESTA ENTRO IL 1 FEBBRAIO PROSSIMO.

Presepe Vivente

15 Gennaio 2010

Ringraziamento per

 

- Paola Monaci

- Associazioni

- Dipendenti comunali

- Singoli cittadini

 

                                                          

Oggetto: Ringraziamento Presepe Vivente

 

Carissimi,

                        con  queste poche righe vorrei esprimervi il ringraziamento più sincero, dell’Amministrazione Comunale e mio personale, per l’organizzazione e per l’ottima riuscita della manifestazione del “Presepe Vivente” svoltasi lo scorso 28 dicembre.

            Un ringraziamento che abbiamo rivolto alle Associazioni del nostro Comune, ai singoli cittadini e ai dipendenti comunali che hanno permesso di creare gli ambienti e le rappresentazioni  che hanno animato il Centro Storico di Castel del Piano.

            È stato uno sforzo collettivo che, quest’anno, ha fatto ulteriormente crescere questa rappresentazione,  entrata, a pieno titolo, a far parte degli eventi più importanti della nostra Comunità.

Il lavoro svolto da ognuno  é stato prezioso ed insostituibile. 

            Un ringraziamento particolare lo abbiamo rivolto a Paola Monaci che ,anche quest’anno, è stata l’anima ed il motore  attorno al quale ha girato un’organizzazione che va consolidandosi nel tempo.

            Un successo ancor più apprezzato perché al di là dello spettacolo, ciò che il visitatore ha percepito è stato un clima di armonia,di partecipazione convinta,quasi di allegria che ha reso coinvolgente ed ancor più vero l’evento.                

    Grazie dunque, con l’auspicio che la nostra collaborazione possa ulteriormente rafforzarsi nel futuro.

            Un cordiale saluto

 

Il Sindaco

Claudio Franci

150 giorni gi governo

5 Gennaio 2010

Il Sindaco On. Claudio Franci esprime alcune considerazioni sull’operato di governo della Giunta da lui presieduta.

Fine d’anno,tempo di bilanci. Cercherò di tracciare un quadro del lavoro svolto dall’Amministrazione Comunale in questi primi 5 mesi di attività di governo.

Economia Di fronte alla crisi economica in atto ci siamo preoccupati di accelerare gli interventi a sostegno dello sviluppo. Gli oltre tre milioni di euro di lavori appaltati  consentiranno di riqualificare il patrimonio urbano e nel contempo  immettono liquidità nel sistema economico locale che vanno a  beneficio dell’occupazione e delle imprese. La realizzazione della fognatura del Prataccio, il consolidamento delle Mura del Centro Storico, i lavori di riqualificazione di Piazza Bellavista, l’ampliamento della Casa di Riposo Vegni, rappresentano gli investimenti più importanti. Altre opere minori sono altrettanto significative:  la risistemazione dei cimiteri,gli interventi sulle scuole che proseguiranno nei prossimi giorni,gli interventi nel parco Comunale di Montenero,la sistemazione del tetto di Palazzo Nerucci, pur in maniera minore, contribuiscono a tenere vivo il lavoro delle imprese.

Abbiamo inoltre guardato al sistema economico commerciale, sollecitando la partecipazione diretta degli operatori,attivando uno sforzo comune per guardare al futuro. E’ stato così nell’organizzazione della notte bianca, è così nella programmazione delle attività culturali e ricreative di Natale che impegnano un mese di attività.

Lo abbiamo fatto guardando ad alcuni problemi urgenti e non più rinviabili, come la costituzione del consorzio per la gestione del depuratore dell’area produttiva delle Cellane.

Lo  abbiamo fatto mettendo insieme gli sforzi fra operatori privati ed il Comune per l’adeguamento alle norme CEE del Mattatoio Comunale.

Lo stiamo facendo per la parte alta della Montagna offrendo stabilità ai gestori degli impianti e favorendo una riqualificazione delle strutture esistenti.

Abbiamo adempiuto all’impegno di istituire l’albo dei fornitori di fiducia per le imprese e le professioni.

Associazionismo e cultura Ci siamo preoccupati fin dall’inizio di creare una solida rete del sistema associativo locale così qualificato ed esteso nella nostra comunità. Abbiamo cercato di lavorare per produrre una condivisione d’intenti,una capacità d’interagire con il sistema economico locale. Un primo risultato è stato acquisito con la creazione delle tre consulte associative: il Centro Commerciale Naturale, la Consulta dell’Associazionismo Culturale e Ricreativo e la Consulta delle attività di Volontariato Sociale. Una traccia di questo lavoro è stato possibile verificarlo nella quantità di attività svolte in questi mesi .La presenza delle associazioni del volontariato alla Mostra dell’artigianato, la festa della toscana, la collaborazione con le scuole appena avviata  in vari campi ne sono una piccola testimonianza.

Sicurezza Sociale e Civicità. La crisi economica accentua preoccupazioni e paure, condizioni di disagio in fasce sociali sempre più estese. Stiamo lavorando per attenuare le situazioni di disagio per vedere quali ammortizzatori sociali possiamo mettere in campo. Abbiamo avviato a farlo utilizzando al meglio le risorse a disposizione, sempre meno, cercando di agire con un miglior coordinamento dei servizi sociali. Un risultato importante che conseguiremo con l’anno nuovo. Dal primo gennaio unificheremo i servizi sociali che fino ad oggi sono stati gestiti separatamente dalla C:Montana e dalla USL e che saranno affidati alla Società della Salute. E’uno sforzo per ottimizzare l’impiego delle risorse economiche e per qualificare sempre più l’intervento a favore dei cittadini.

Sul fronte della costruzione di una coscienza civica diffusa continueremo il nostro impegno.

Le campagne che abbiamo intrapreso sul traffico e la sosta corretta, sul corretto smaltimento dei rifiuti,sugli escrementi dei cani non sono stati fatti occasionale ma con intensità continueremo su questa strada.

L’altro capitolo che abbiamo aperto riguarda i giovani, la loro appartenenza alla comunità, il disagio presente, i fenomeni di bullismo ed a volte di vandalismo; è un dialogo che con tenacia vogliamo continuare a costruire.

Assieme a questo nei primi mesi dell’anno metteremo in campo un lavoro sulla sicurezza che avrà primi attori gli anziani,oggi più esposti a truffe ed insidie.

La macchina pubblica Non ci siamo sottratti in questi mesi a verificare il funzionamento della macchina amministrativa. Lo abbiamo fatto consapevoli delle forze che abbiamo a disposizione 28 dipendenti, alla crescente domanda di efficienza che giunge dai cittadini ed i crescenti bisogni degli stessi,dei cambiamenti in atto che verranno introdotti dalla legislazione nazionale. Sono convinto che il nostro Comune è dotato di  un patrimonio di uomini e donne che non tutti i comuni delle nostre dimensioni possono vantare. Questo è una garanzia,ma altrettanto chiaro è che il futuro che ci aspetta è denso di cambiamenti e per essere all’altezza del compito occorre impegnarsi e cambiare. La scelta che intendiamo perseguire del front-office, accesso immediato dei cittadini alla pubblica amministrazione, va in questa direzione,così come il controllo di gestione non può essere inteso come atto punitivo o di sfiducia nei confronti del personale,bensì come riconoscimento ed ulteriore qualificazione del lavoro svolto.

Ci aspetta un anno impegnativo e vogliamo affrontarlo con il contributo di tutti i cittadini.

Auguri alle associazioni,ai ragazzi ed alle ragazze, ai cittadini, ai migranti che nel nostro Comune risiedono e contribuiscono allo sviluppo della nostra vita economica e sociale, auguri a tutti noi che insieme abbiamo il compito di far crescere con solidi valori la nostra comunità.

 

Claudio Franci

Lettera Aperta

20 Ottobre 2009

I fatti “goliardici” di queste ultime ore mi spingono ad utilizzare questo spazio per una riflessione che vorrei fosse ripresa dai cittadini di Castel del Piano per meglio comprendere ciò che succede intorno a noi, sui comportamenti dei nostri figli, sul ruolo sempre più difficile che come genitori dobbiamo assolvere, sulla funzione degli educatori scolastici e su una coscienza collettiva che non possiamo, né dobbiamo disperdere.

Il danneggiamento della vasca di Piazza Garibaldi con l’abbattimento di una parte del parapetto, la rottura delle fioriere in Piazza Madonna, sono solo gli ultimi atti di un susseguirsi di vicende che ormai da mesi indignano la maggioranza della popolazione e sollevano proteste dell’opinione pubblica. Parlo di ultimi atti perché simili si sono verificati durante l’estate, hanno colpito altre aree Piazza Colonna, Parco dei Cigni etc… e che si assommano ad altri comportamenti: uso improprio dei motorini di piccola cilindrata, le corse notturne in moto, la noncuranza del disagio provocato ai cittadini in orari profondamente notturni dell’uso improprio degli spazi pubblici. Atti e comportamenti diversi che possono essere aggettivati alcuni come goliardici, altri come atti di bullismo, altri ancora come vero e proprio vandalismo. Fatti che allarmano ed a cui occorre aggiungere il sempre più frequente abuso di alcolici e stupefacenti.

La scorciatoia che tutti invocano è il maggior controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, dei Vigili Urbani, il mettere in atto forme necessarie di repressione.

Io sono per farlo, l’ho detto negli incontri delle settimane scorse con chi è preposto alla vigilanza, lo farò senza fare sconti a nessuno nel richiedere i danni fatti al patrimonio pubblico e nella violazione delle leggi. Svolgiamo questo lavoro di controllo e repressione sapendo che contiamo su tre vigili urbani e quattro carabinieri che assolvono a più funzioni, ma non ci sottrarremo alle nostre responsabilità. Ho parlato però di una scorciatoia, di una strada da perseguire ma che non è risolutiva se manca la collaborazione dei cittadini e se ognuno abdica alla funzione a cui è chiamato, sia esso di educatore, genitore o cittadino. E non è pensabile farlo se ognuno delega agli altri compiti che sono propri. Nella vita ci sono funzioni che non possono essere delegate.

Mi sono trovato spesso difronte al sentirmi dire: ma siamo stati tutti ragazzi,una ragazzata l’abbiamo fatta tutti etc…. etc…. E’ questa la giusta lettura della situazione attuale? Se il divertimento individuale o di gruppo è inteso come un’entrata a gamba tesa nella messa in discussione dei diritti degli altri? Se l’autorevolezza degli insegnanti è messa in discussione dai comportamenti degli allievi? Se ogni comportamento trova una giustificazione naturale, è la giusta risposta?

E’ indubbio che ogni genitore ritiene il proprio figlio”il migliore”, e’naturale che così sia, ma oltre l’amore e la difesa, è possibile sviluppare una coscienza critica su ciò che ci circonda, a partire dai nostri cari? Oltre alla comprensione delle virtù, quanto ci sforziamo di comprendere le ansie, le aspettative, le disillusioni? Il ruolo d’educatore comporta tutto questo, il saper dire di no, di correggere le cose che non vanno. E’ difficile però non c’è alternativa.

La ricostruzione di un dialogo è necessario, se vogliamo colmare quei vuoti individuali e collettivi che spesso spingono ai gesti estremi, a voler dimostrare di essere sempre qualcosa di più. E’ indubbio che la società nella quale viviamo rende più complicato questo compito, l’informazione, l’informatica, i modelli comportamentali propinati giornalmente, mettono in discussione questo ruolo, ma la responsabilità rimane, e rimane la ricerca continua di come essere all’altezza del compito.

Mi rendo conto che è difficile, ma nemmeno possiamo pensare che solo i vigili urbani, i carabinieri e gli insegnanti possano singolarmente farsi carico della costruzione di una coscienza civile che chiama in causa tutti.

Le istituzioni, la scuola,le famiglie, i singoli cittadini, sono di fronte a questa sfida e per affrontarla al meglio dobbiamo avviare a parlarne.

Claudio Franci

Sindaco di Castel Del Piano

sindaco@comune.casteldelpiano.gr.it

comunicato stampa - Cinema Roma

13 Ottobre 2009

     Ho letto con qualche stupore la presa di posizione del gruppo di opposizione in merito alla delibera della Giunta Municipale dell’11/09/2009 nella quale si approvava un progetto preliminare di ristrutturazione del Cinema Roma, manifestando l’intenzione di acquisirlo a patrimonio Comunale.

      Che la maggioranza abbia manifestato questa intenzione è a conoscenza di tutti: è presente nel programma elettorale, lo abbiamo ribadito nel programma di governo ed in tutte le occasioni di dibattito e confronto.

     L’intenzione di compiere un atto non significa poi conseguire un risultato finale certo. E’ un obbiettivo che intendiamo perseguire e sul quale stiamo con coerenza lavorando. Quali sono ad oggi gli atti in itinere ed in possesso dell’Amministrazione?

     1) La proprietà, con un lettera ufficiale, comunica al Comune la volontà di cessare l’attività dichiarando la propria disponibilità a valutare una possibile offerta di acquisto da parte del Comune.

     2) L’Amministrazione Comunale, dopo una verifica effettuata con l’Agenzia del Territorio, che ne esclude la possibilità di stimare per conto dell’ente il bene, decide di rivolgersi all’Ordine degli Architetti per individuare uno o più professionisti in grado di effettuare una stima congrua. Cosa che stiamo facendo in questi giorni. Ad oggi non abbiamo la stima e nessuna concreta trattativa è aperta.

     È chiaro che la decisione finale sarà assunta nel momento in cui verificheremo il reale valore del bene, le condizioni della trattativa con l’attuale gestore e le disponibilità finanziarie del Comune.

Premesso questo percorso fondamentale e proprio perché chi amministra deve porsi il problema dell’uso delle risorse come un buon padre di famiglia, quando si avvia un processo occorre sapere dove si attivano le risorse e quali strumenti finanziari mettere in campo.

     Qui sta il valore della deliberazione della Giunta dell’11/09/09 e dell’altra conseguente che modifica il piano delle opere previste nel PASL (Piano Attuativo di Sviluppo Locale). Questo strumento è fondamentale per accedere ai finanziamenti regionali e comunitari.

     Il 30 settembre scorso era prevista la data ultima per inserire nuovi progetti in questo strumento di programmazione. La Giunta ha ritenuto d’inserirlo dopo aver approvato, con un atto adottato nella seduta della Giunta dell’11/09/09, il progetto preliminare di ristrutturazione.

     E questo è quello che abbiamo fatto, affinché di fronte ad una eventuale e possibile acquisizione del bene avessimo anche gli strumenti finanziari per operare.

     Vorrei infine ricordare che le opere indicate dalla minoranza come il tetto di Palazzo Ginanneschi sono già inserite, come priorità, negli strumenti della programmazione. Per la risistemazione del tetto di Palazzo Nerucci ed il rifacimento dei bagni della scuola elementare i progetti ci sono, abbiamo reperito le risorse ed appalteremo nei prossimi giorni i lavori.

Castel del Piano, lì 12/10/09

Claudio Franci

Sindaco di Castel Del Piano

sindaco@comune.casteldelpiano.gr.it