Festa dei falegnami
Duecento anni fa nacque a Castel del Piano un’associazione spontanea, che fu la prima del paese. Quella dei legnaioli che nel corso del tempo, verso la fine del 1800, si organizzarono in una vera e propria “Società”. Correva, dunque, l’anno 1805 e il paese, come tutto il resto della nazione, non conosceva forme di aggregazione organizzate. Infatti le cosiddette società operaie con tanto di Statuto e regolamenti cominciarono a nascere soltanto dopo l’Unità d’Italia. Ma il primo germe della società dei falegnami esisteva anche prima. Forse perché fortissima e con radici profonde era la tradizione di questo mestiere, come attestano relazioni e testimonianze ufficiali e d’archivio a partire dal 1500. Forse perché la miseria e il bisogno richiedeva che i soci si dessero una mano quando lo esigevano la necessità e le difficoltà. Forse anche perché era più sentito di oggi il rapporto con le istituzioni religiose che grazie a feste e ricorrenze riuscivano a tenere un collegamento solido fra mondo laico e chiesa. Uno statuto vero e proprio della società non esistette quasi sicuramente, fino alla fine del 1800. Ma nel quaderno delle memorie della società si legge che “fra i soci vigeva e vige la norma non scritta su carta ma incisa profondamente nella coscienza di ciascuno, di scambiarsi collaborazione, strumenti e servizi. Noi, si legge nel quaderno, abbiamo ereditato un patrimonio morale, artistico ed umano di alto valore”. I legnaioli, come allora si definivano i falegnami, festeggiano la loro ricorrenza il 23 Gennaio, giorno dello sposalizio di Maria Santissima e di Giuseppe falegname e hanno scelto di celebrare la Messa nell’Oratorio di San Giuseppe, dove, appunto, dal secolo XVII è ospitato il quadro raffigurante le nozze sacre, opera di Francesco Nasini. La memoria del giorno del matrimonio fra Maria e Giuseppe, è passato anche nella simbologia della festa dei legnaioli, i quali, infatti, chiudono il pranzo con l’abitudine di consumare il biscotto incrociato, che è simbolo, appunto di matrimonio e che si chiama, infatti, secondo un’antica tradizione “biscotto della sposa”. Non si giustificherebbe altrimenti, infatti, l’uso dei falegnami di consumare questo alimento così speciale. Questa particolarità dimostra, dunque, che la consuetudine a ritrovarsi, per i falegnami aveva ed ha ancor oggi un significato morale e profondamente religioso, perché addirittura il cibo ha una simbologia mistica. Come mistica fu, nel 1900, per l’Anno Santo, la costruzione, da parte dei falegnami, di un paliotto da esporre nella predella dell’altar maggiore della Chiesa di San Giuseppe il 23 gennaio e il 19 marzo. Un paliotto di squisita fattura intagliato a mano ed esempio di arte e di manualità di altissimo livello. La notizia sia degli autori che dell’opera, ci viene fornita da un abitante del paese, Pietro Mantiloni, che visse a cavallo del sec. XIX e XX e scrisse un diario manoscritto a partire dal 1896, annotando, anno dopo anno, fino al 1913, data della sua morte, che ogni 23 gennaio è stata celebrata la festa dei legnaioli. Mantiloni, dunque, nel 1896 scrive così: “23 gennaio, Sposalizio di Maria Vergine. Fu celebrata la solenne festa dai legnaioli, consueta degli altri anni. Ma quest’anno fu celebrata più solenne e vi era anche la musica del paese, la quale assisteva alla Messa cantata del vespro e rallegrava il paese”. Ma nel 1900, in occasione dell’Anno Santo, lo stesso Mantiloni si dilunga assai a descrivere le iniziative dei falegnami e scrive così: “Il 23 Sposalizio di San Giuseppe. Questa festa per antico viene celebrata dai falegnami del paese. Ora è diversi anni che hanno formato una società ed è presidente Marchini Giuseppe fu Noè che è maestro di banda. Quest’anno, uniti insieme, stabilirono per memoria di fare un davanzale o paliottoliere a l’altare maggiore, come ricordo dell’Anno Santo, tutto lavoro di mano artistica dai signori seguenti falegnami: Giovanni Marchini e figlio fecero i mensoloni di noce intagliati e lustrati a specchio con colore naturale. Luigi Tirinnanzi e Giuseppe Basili fecero la base e cimatura con legno di cipresso e cornici riportate di noce nero e un riporto di castagno per socializzarlo. Borgoni Prudenzio e figlio fecero lo specchio di mezzo con suo relativo ovale e cornice dell’ovale e i 4 fregi dello specchio. Orazio Marchini fece il fiore dell’ovale con altro ovale dove sono scritte le memorie. Il Presidente Giuseppe Marchini spartì il lavoro a tutti, fece la cornice per lo specchio, il fregio delle cimate e due rosoncini sopra i mensoloni, montò tutto il paliotto e lo compì conforme al suo disegno scelto fra gli altri. Il socio Pacagnini Giuseppe, promotore del suddetto lavoro stimolò e molto si occupò perché venisse ad effetto il suddetto davanzale e trovò tutto il legname per carità, poi si tassò per la cassa di Lire 1. Il resto dei soci falegnami si tassarono chi più e chi meno secondo la sua possibilità a vantaggio della cassa. Quelli che hanno lavorato hanno calcolato il suo lavoro prezzando quato avevano lavorato per la società. Il 23, parata a drappi di seta tutte le parti principali della chiesa di san Giuseppe, e fatto bellissimo ammaio, esposto la reliquia di san Giuseppe, fu fatta la seguente festa. La sera del 22 fu acceso tutte le lumiere e i biticci, restando con grande ammirazione tutto il popolo. Fu cantata la compieta maggiore. All’alba del 23 principiò la prima messa e seguitarono una dietro all’altar maggiore tutti i sacerdoti del paese. Alle 11 Messa cantata in musica con strumenti musicali, cioè con orchestra poi solenne Vespro e la sera litanie in musica accompagnate con l’armonium del socio Orazio Marchini e furono cantate dai ragazzi del paese. Fu solenne, fu splendida, fu decorosa, fu bella, fu di soddisfazione e di ammirazione a tutto il popolo.”. Mantiloni, annota che la festa continua negli anni seguenti: 1901, 1902, 1904, fino al 1913. Presumibilmente essa fu ridotta o interrotta nel periodo delle guerre, ma ripresa poi con costante fervore passata la burrasca bellica e durata fino al 2005, anniversario che celebra 200 anni di vita di questo solido gruppo di lavoratori e artisti del legno.