Il Sindaco on. Claudio Franci interviene sulle pagine del Corriere dell’Amiata sul tema dell’identità dell’Amiata oggi.
Mario Papalini nei suoi articoli di fondo del Corriere, ci pone interrogativi,rilancia la palla in campo,affida alla capacità degli amministratori l’indicazione di un progetto di governo che disegni l’Amiata del futuro; a questo confronto non intendo sottrarmi. Vorrei porre all’attenzione alcuni punti sui quali sviluppare la ricerca ed il dibattito.
Parto dall’identità del territorio. Qual’è oggi l’identità dell’Amiata?
Conosciamo abbastanza bene ciò che si è sviluppato nel corso del Novecento,i processi che ci hanno unito, i valori che hanno plasmato la nostra Comunità, ma sono sufficienti per capire il presente ed affrontare il futuro? Io penso di no. Forse occorre indagare su quanti cambiamenti si sono prodotti negli ultimi venti anni e come hanno modificato la nostra società.
Provo ad indicarne alcuni.
L’agricoltura, le produzioni di qualità,l’agriturismo hanno cambiato la natura dell’impresa agricola,hanno cambiato le relazioni sociali del singolo agricoltore ed il modo di approcciare il mercato;si è determinato un cambiamento radicale nel fare impresa sia dal punto di vista economico,sia da quello culturale .
La fine di una massiccia presenza di operai e lavoratori nel settore pubblico,dalla forestazione,alla Sanità, alla Pubblica Amministrazione ha ridisegnato un’organizzazione economica nella quale trovano spazio singole imprese,associazioni del volontariato,un nuovo movimento cooperativo legato ai servizi.
Si è inoltre rafforzato un sistema imprenditoriale nell’agroalimentare, ha conquistato nuovi spazi nella meccanica, e si è rimodellato nei settori delle attività storiche legate all’edilizia,che per essere competitive, hanno assunto la dimensione di piccole e medie imprese,con un’attenuazione delle attività specificamente artigiane.
L’immigrazione agisce in maniera determinante nell’organizzazione del lavoro, in agricoltura, nell’edilizia, nell’assistenza agli anziani ed alla famiglia.
Una presenza di singoli soggetti che mette in campo, oltre ai lavori oggi considerati marginali, piccole imprese in agricoltura , nell’edilizia ed interagisce con le famiglie attraverso le forme di assistenza agli anziani etc….
Sono solo alcuni dei cambiamenti che incidono profondamente nella nostra comunità, ne rimotivano le funzioni economiche , ridefiniscono le relazioni economiche e sociali ed introducono forti cambiamenti culturali che plasmano ogni giorno la nostra identità.
E’ in questo processo che agisce oggi la crisi più generale, scompone questo quadro e ne proietta un altro tutto da leggere e ridefinire.
Di fronte alla crisi si accentuano le difficoltà di alcuni territori nei quali il sistema imprenditoriale è più debole e più difficile è individuare le opportunità di sviluppo futuro. La crisi chiama di nuovo in causa il sistema dell’organizzazione delle imprese,penso all’agricoltura ed alla meccanica oggi in maggior sofferenza, ponendo il problema dell’ innovazione e della qualificazione.
L’incertezza di futuro ,che trasversalmente percorre l’organizzazione sociale dagli anziani,ai giovani, alimenta paure che cambiano i comportamenti,la percezioni degli eventi e modifica la partecipazione alla vita sociale.
In questo contesto fondamentale è il ruolo che le pubbliche amministrazioni debbono svolgere. Nell’orientare gli investimenti,nell’incentivare nuove opportunità a partire dallo sviluppo delle energie alternative,nell’agire per rafforzare i legami di solidarietà delle popolazioni,nel fornire servizi all’altezza delle sfide che abbiamo davanti,nel costruire una cultura ed un sentire comune senza il quale è a rischio la tenuta della convivenza civile.
Se questi sono i compiti che abbiamo davanti è sufficiente un lavoro quasi solitario degli amministratori e della politica,(o ciò che è rimasto di essa), oppure la sfida chiama in causa le classi dirigenti di questo comprensorio ed il loro contributo è parimenti fondamentale?
Se è vero,come è vero, che le classi dirigenti sono formate da tutti coloro che con il loro dire ed agire contribuiscono in ogni campo a determinare orientamenti,al formarsi di decisioni ed atti,allora la politica,gli amministratori,rappresentano una parte di essa e spesso neppure quella maggioritaria,anche se dispongono strumenti in grado di agire complessivamente nell’organizzazione della società.
Sottolineo questo perché a mio avviso è giunto il momento da parte di tutti,dirigenti di organizzazioni,professionisti,operatori culturali,quella classe dirigente diffusa cioè,di essere meno pigri.
L’Amiata è oggi di fronte ad uno dei passaggi più difficili della sua storia.
Deve ridisegnare il suo sistema istituzionale,deve proiettarne l’organizzazione pensando a ciò che sarà fra dieci – venti anni; l’identità alla quale ci richiamiamo va declinata rispetto ai cambiamenti avvenuti negli ultimi ventennio e dovrà aiutarci ad includere i processi nuovi che sono in atto, dovremmo mettere in campo scelte economiche capaci di offrire una sponda al sistema imprenditoriale oggi in difficoltà e non dobbiamo dimenticarci dei giovani e del loro percepire ed intendere il futuro nella nostra comunità. Per essere all’altezza della situazione occorre che ognuno faccia la sua parte, senza pigrizie appunto,ma mettendo in campo la ricerca,gli approfondimenti,le conoscenze necessarie per affrontare questa nuova fase della vita dell’Amiata , in un sistema economico,sociale e culturale globalizzato. Un confronto collettivo,anche aspro, è sicuramente necessario e non più rinviabile:La pigrizia potrebbe farci scivolare nella rivendicazione di singoli interessi, comunque importanti, nella ricerca di scorciatoie, nella rivendicazione di campanilismi, che potrebbero far smarrire un disegno comune di appartenenza e crescita. E’ un rischio che non possiamo permetterci e scongiurarlo è un compito che riguarda il complesso degli attori in campo.
Claudio Franci
Sindaco di Castel Del Piano
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