Archivi per la categoria ‘Senza categoria’

La visita del Prefetto

Mercoledì, 28 Aprile 2010

E’ Partita da Castel del Piano la conoscenza dell’Amiata da parte del prefetto di Grosseto. Sua eccellenza Giuseppe Linardi, accolto dal Consiglio Comunale e dalla Giunta al completo, oltre che dalle autorità militari di carabinieri, polizia, guardia di finanza e corpo forestale dello stato, ha iniziato nella giornata di venerdì 23 aprile la sua prima uscita ufficiale alla conoscenza del territorio amiatino. La giornata, particolarmente intensa, ma necessariamente  completa per toccare con mano la realtà locale, economica, imprenditoriale, sociale, culturale è iniziata con un incontro nella sala Comunale a metà mattinata per poi proseguire all’interno del Presidio Ospedaliero e alla Casa di Riposo. Una realtà complessa, quella di Castel del Piano, “con i suoi 4700 abitanti, dei quali 550 sono stranieri, ma al cui interno agiscono ben 80 associazioni di volontariato, accanto ad aziende importanti che rappresentano una enorme risorsa per tutta la provincia”, esordisce il sindaco Claudio Franci. Ma non mancano le ombre: infrastrutture, immigrazione, sicurezza. “E le problematiche legate a questo aspetto attendono una risposta e un impegno da parte di tutti”, è stato il coro unanime. Compreso quello del prefetto, che ha parlato di come sia indispensabile la presenza dello Stato nel territorio ed ha assicurato la “più ampia collaborazione con le istituzioni locali in una logica di lavoro integrato, con percorsi paralleli ed omogenei”. Dunque, “un tavolo sulla sicurezza e uno sguardo particolare al settore del credito”, con apertura ad un maggiore accesso per le aziende e per le famiglie. La porta per entrare nel mondo del lavoro è anche questa, considerando la realtà imprenditoriale della comunità castelpianese, che ha bisogno, però, anche   delle infrastrutture come una  viabilità migliore, quella del Cipressino, e il potenziamento del settore delle comunicazioni telematiche, carente in montagna. I problemi sono stati posti, in modo garbato, come in una foto, alla presenza di una affollata platea composta da imprenditori, associazioni, operatori della sanità. Erano presenti, infatti, anche il direttore generale della ASL Fausto Mariotti e il direttore della Società della Salute Giulio Morganti. Problemi sviluppati, poi, nella colazione di lavoro alle Macinaie, toccando con mano, nel pomeriggio, la realtà industriale fra le aziende delle Cellane.

 

Adriano Crescenzi

Domenica 9 maggio:”Voler bene all’Italia”

Martedì, 27 Aprile 2010

“Questa nostra terra, dove ogni valle e ogni cima ha un nome di famiglia, dove, a scavare colline, ci si accorge che sono tombe sulle quali noi siamo cresciuti, senza che mai si sia rotto nei millenni il filo della parentela con quei sepolti”. “Allora, nasce dentro di noi come un intenerimento e si sente allora, come non mai, di volere bene, ma molto bene, all’Italia”.
(dal carteggio tra Pietro Pancrazi e Pietro Calamandrei, intellettuali antifascisti)

Dalla suggestione di questo carteggio tra i due intellettuali nasce il nome Voler Bene all’Italia, con cui Legambiente ha battezzato la giornata di festa dei e per i piccoli comuni.

Una festa che si ripete ogni maggio dal 2004 ed è realizzata sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, con il sostegno di un vasto Comitato Promotore.

Una giornata di festa per tutti coloro che in questi luoghi vivono, ma anche per quanti hanno imparato ad apprezzarli ed amarli, un’occasione per scoprire i tanti gioielli che si nascondono dentro questa Italia poco nota. Voler bene all’Italia vede ogni anno l’adesione di migliaia di comuni, parchi, comunità montane, regioni e province, ma anche di scuole, associazioni di volontariato e molte altre realtà culturali e produttive locali. Un insieme variegato di istituzioni e soggetti territoriali, che per l’occasione si mobilitano all’unisono e aprono le porte dei loro borghi, facendo percepire la voce festosa di quest’Italia, minore solo nelle liste dell’anagrafe.

Una PiccolaGrandeItalia insomma, ben descritta dalle parole dell’ex Presidente della Repubblica. Carlo Azeglio Ciampi, infatti, durante il suo settennato ha sempre sostenuto questi luoghi, ricordando che: “Questi borghi rappresentano un presidio di civiltà, concorrono a formare un argine contro il degrado idrogeologico e spesso posseggono impianti urbani medievali, antichi, di grande valore. Riconquistiamo questi luoghi”.

Il Prefetto in visita a Castel del Piano

Mercoledì, 21 Aprile 2010

Venerdì 23 aprile il Prefetto della Provincia di Grosseto Giuseppe Linardi sara’ in visita ufficiale a Castel del Piano. La visita del Prefetto sara’ particolarmente articolata e occupera’ gran partedella giornata. Saranno ad accogliere il Prefetto oltre al Sindaco e alla Giunta Municipale anche i componenti del Consiglio Comunale , nonche’ le autorita’ militari dell’Arma dei Carabinieri. Alle ore 10.00 e’ previsto un incontro istituzionale con l’Amministrazione Comunale (Giunta e Consiglio), nel corso del quale saranno affrontate tematiche inerenti la realtà socio-economico-culturale della cittadina amiatina. Successivamente trasferimento al Prato delle Macinaie e colazione di lavoro con le autorita’ locali per approfondire quanto emerso dagli incontri della mattinata. Alle ore 15.00 proseguimento nella zona artigianale con visita alle aziende ed incontro con gli imprenditori per uno scambio diretto di vedute sulla realtà economica del Paese.Al termine dell’incontro il Prefetto farà il suo rientro a Grosseto.

La sicurezza dei cittadini

Giovedì, 15 Aprile 2010

La sicurezza dei cittadini a Castel del Piano. Un incontro sul tema ha avuto luogo nel Palazzo Comunale sabato 10 aprile, con il sindaco Claudio Franci e il maresciallo Claudio Romani. E’ la prima volta in assoluto che una amministrazione comunale prende una simile iniziativa. Ma la preoccupazione di disagio della gente ha fatto scattare la molla dell’informazione. “E’ stata una scelta precisa dell’amministrazione, quella di assumersi tutta la responsabilità di organizzare l’incontro con la popolazione, senza delegare nessuno a fare da tramite”, esordisce il sindaco, “perché il problema riguarda tutta la popolazione, anziani e non anziani, giovani e vecchi. E la sede più appropriata per informare il cittadino è proprio il Comune, che è anche la sua sede”. Hanno lavorato da tempo le istituzioni, l’assessore alle politiche sociali Romelia Pitardi, l’amministrazione comunale, di concerto con il comandante della stazione dei carabinieri di Castel del Piano. Le premesse per affrontare anche un argomento di grande attualità anche in una piccola Comunità periferica come quella amiatina ci sono tutte. “Una volta ci si conosceva tutti, oggi non è più così”, dice qualcuno. “Non è più il tempo di lasciare la chiave nel buco. Anche nella nostra Comunità qualcosa è cambiato”, riprende il sindaco. “Non sempre i risultati sono come si vorrebbero, ma chiediamo ai cittadini di non tapparsi gli occhi, magari di non esprimersi in prima persona, ma di segnalare quello che non ci sembra usuale. Il problema nasce se le cose non si sanno, ed ecco che è dovere di tutti costruire un senso civico per costruire la società. Siamo passati dalla chiave nel buco alla insicurezza individuale, dalla sicurezza del vicino di casa ad un salto nella società che cambia”. E le truffe, i furti, le aggressioni, i borseggi, gli scippi, le rapine, la insicurezza nelle passeggiate all’aperto sono sempre dietro l’angolo. Anche a Castel del Piano. E’ questo in sintesi quanto viene illustrato con dovizia di particolari, professionalità ed esperienza dal maresciallo Romani, che invita tutti ad una seria collaborazione con le forze dell’ordine. E tutto è racchiuso in un libretto stampato all’occorrenza, consegnato ai presenti e diffuso anche ad altri settori della cittadinanza. Dunque, il messaggio è chiaro: Fidati solo di chi conosci!.

 

Adriano Crescenzi

L’Ospedale di Castel del Piano

Lunedì, 15 Marzo 2010

Il Consiglio Comunale riunito in seduta straordinaria per discutere la mozione presentata dal Gruppo Consiliare di Minoranza “Per un Comune di tutti” in merito all’organizzazione sanitaria, con particolare riferimento al Presidio Ospedaliero di Castel del Piano;

Tenuto conto del dibattito sviluppatosi alla presenza della Direzione Generale dell’Asl 9, al quale hanno partecipato numerosi cittadini, le associazioni di volontariato sociale, le forze politiche ed amministrative del territorio espresse dai Sindaco o loro delegati;

Preso atto:

v’ delle dichiarazione e degli orientamenti espressi dal Direttore Generale dell’ASL sul futuro dell’assistenza sanitaria sull’Amiata Grossetano e sul ruolo dell’Ospedale di Castel del Piano, oltre all’attuale livello delle attività di medicina e geriatria;

v’ dell’attenzione dell’Asl alle esigenze del territorio e dell’impegno della stessa a continuare nell’opera intrapresa volta ad integrare e rafforzare le attività di cura, di prevenzione e di assistenza;

v’ della consapevolezza espressa dall’ASL sulla necessità di migliorare alcuni servizi a partire dal Pronto Soccorso;

v’ dell’impegno dell’azienda ad aprire nei prossimi giorni il cantiere per la realizzazione del nuovo Pronto Soccorso, all’apertura della nuova palestra per la riabilitazione ed il reparto con i nuovi 10 posti letto dell’ospedale di Comunità e di riabilitazione entro i primi di aprile;

v’ dell’avvenuta messa in esercizio di macchine radiodiagnostiche di ultima generazione, compresa la Tac;

v’ della necessità di avviare una verifica complessiva dei servizi nell’ospedale e nel territorio;

ESPRIME E RIBADISCE

CHE alla realizzazione del Nuovo Pronto Soccorso debba corrispondere un adeguato funzionamento operativo dello stesso, infatti il pronto soccorso in una realtà come la nostra montagna, con una popolazione prevalentemente anziana, altresì vocata al turismo estivo ed invernale, ricca di iniziative commerciali, agricole e artigianali, tenendo nel dovuto conto, le distanze dall’ospedale di Grosseto, che creano difficoltà soprattutto nel periodo invernale e non sempre sono risolvibili dall’intervento dell’elisoccorso, deve rappresentare un punto di eccellenza.

Un Pronto Soccorso di primo livello funzionante 24 ore su 24 con una dotazione organica stabilmente integrata alla struttura ospedaliera ed in grado di garantire il pronto intervento delle figure mediche e chirurgiche;

CHE occorre perciò adeguare i protocolli diagnostici, dell’attività radiologica, ampliando le casistiche oggi gestibili per via informatica, garantendo la diagnostica per immagini nelle ventiquattro ore e che in questo contesto occorre garantire l’attività del laboratorio di analisi nelle 24 ore, un servizio che ad oggi rappresenta un punto di eccellenza nell’attività ospedaliera;


CHE sulla chirurgia è necessario estendere l’offerta dell’attività specialistica. L’attività oggi presente in day surgery, che oggi consente l’attività di ortopedia e l’operazione alla cataratta deve essere estesa ad altri campi d’intervento prevedendo la possibilità anche di una eventuale permanenza notturna del paziente (one day surgery). Al fine del conseguimento di questi obiettivi occorre prevedere, inoltre, una riorganizzazione dell’Unità Operativa di Chirurgia e del servizio di reperibilità. Nel contesto dei Servizi a Rete occorre prevedere, inoltre, percorsi privilegiati di accesso alle strutture ospedaliere provinciali di riferimento;

CHE occorre potenziare e riorganizzare l’assistenza domiciliare sul territorio garantendo il servizio anche nei giorni di sabato e domenica.

Queste priorità consentiranno di rafforzare l’integrazione delle attività del presidio ospedaliero con il territorio.

IMPEGNA

inoltre il Sindaco ad effettuare anche attraverso la SDS una attenta verifica sul protocollo d’intesa a suo tempo stilato fra amministrazioni comunali, Regione Toscana ed ASL al fine di monitorarne l’attuazione ed apportare le eventuali modifiche anche alla luce della discussione sviluppatasi in seno al Consiglio Comunale.

8 marzo: festa della donna

Lunedì, 8 Marzo 2010

Le origini della festa dell’8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell’industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l’8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all’interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia.

Questo triste accadimento, ha dato il via negli anni immediatamente successivi ad una serie di celebrazioni che i primi tempi erano circoscritte agli Stati Uniti e avevano come unico scopo il ricordo della orribile fine fatta dalle operaie morte nel rogo della fabbrica.

Successivamente, con il diffondersi e il moltiplicarsi delle iniziative, che vedevano come protagonistele rivendicazioni femminili in merito al lavoro e alla condizione sociale, la data dell’8 marzo assunse un’importanza mondiale, diventando, grazie alle associazioni femministe, il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli, ma anche il punto di partenza per il proprio riscatto.

Ai giorni nostri la festa della donna è molto attesa , le associazioni di donne organizzano manifestazioni e convegni sull’argomento, cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi che pesano ancora oggi sulla condizione della donna, ma è attesa anche dai fiorai che in quel giorno vendono una grande quantità di mazzettini di mimose, divenute il simbolo di questa giornata, a prezzi esorbitanti, e dai ristoratori che vedranno i loro locali affollati, magari non sanno cosa è accaduto l’8 marzo del 1908, ma sanno benissimo che il loro volume di affari trarrà innegabile vantaggio dai festeggiamenti della ricorrenza. Nel corso degli anni, quindi, sebbene non si manchi di festeggiare queste data, è andato in massima parte perduto il vero significato della festa della donna, perché la grande maggioranza delle donne approfitta di questa giornata per uscire da sola con le amiche o per concedersi semplicemente una serata diversa.

Si è dimesso l’Assessore Paolo Rabazzi

Mercoledì, 3 Marzo 2010

Nella seduta della Giunta Comunale di lunedì 1 marzo l’Assessore Paolo Rabazzi si è dimesso ed ha rimesso le proprie deleghe (edilizia scolastica, ambiente e protezione civile, edilizia residenziale pubblica e viabilità pubblica) al Sindaco. La scelta di Rabazzi è dettata da motivi strettamente professionali e personali ed è legata ad un ordine di servizio dell’Azienda ASL , dove svolge il ruolo di ufficiale di polizia giudiziaria, che dispone di limitare la funzione di polizia giudiziaria ad ambiti territoriali diversi da quelli in cui si rivestono incarichi amministrativi. Nella lettera di dimissioni l’assessore Rabazzi precisa come si sia trattato di una decisione sofferta presa nella consapevolezza di aver vissuto un’esperienza che lo ha arricchito dal punto di vista personale e culturale. Rabazzi esprime il suo ringraziamento in primis al sindaco per la costante fiducia riposta, ai colleghi assessori sempre capaci di affrontare le problematiche con lucidità e responsabilità, a tutto il Consiglio Comunale ed ai dipendenti con i quali sono stati condivisi importanti momenti di fruttuoso lavoro nell’interesse della popolazione di Castel del Piano.

Il Sindaco accoglie con rammarico le dimissioni, sottolinea la correttezza della scelta adottata dall’assessore Rabazzi ed esprime tutto il suo apprezzamento per l’impegno profuso  nello svolgimento delle sue funzioni.  In attesa di scegliere la persona di Montenero che dovrà, entro poco tempo, sostituire Rabazzi, aggiunge, il Sindaco, che le deleghe dell’ex assessore sono così distribuite: edilizia scolastica al sindaco, edilizia residenziale pubblica a Romelia Pitardi, ambiente e protezione civile a Salvatore Panebianco.

L’ospedale di Castel del Piano

Sabato, 27 Febbraio 2010
Si è riaperto il dibattito sul futuro dell’assistenza sanitaria sull’Amiata ed il ruolo dell’Ospedale di Castel del Piano. Il Sindaco e la Giunta, con la convocazione del Consiglio Comunale aperto,hanno offerto la possibilità di avviare un confronto costruttivo fra la direzione generale dell’ASL,le forze politiche,le rappresentanze sociali,i singoli cittadini. Sottolineo confronto costruttivo,perché di questo c’è bisogno per affrontare i problemi aperti ed aggiungo consapevole. Parlare della salute dei cittadini va fatto con la consapevolezza che l’immagine che produciamo, con le parole o gli scritti, incide direttamente sulla fiducia dei  cittadini nelle strutture di cura,di prevenzione etc… E’ per questo motivo che le strumentalizzazioni e la demagogia andrebbero lasciate fuori da questa discussione. Ho risentito parlare di smantellamento, delle famigerate ruote. E’ un allarme giustificato? Io ritengo di no,senza nascondere i problemi che occorre risolvere.
In questi giorni stanno partendo i lavori di ristrutturazione del Pronto Soccorso,un investimento di 2,5 milioni di euro,è partita in questi giorni l’attività di un TAC di ultima generazione,con un investimento di 250.000,00 euro, sono stati allestiti  10 nuovi posti letto destinati alla realizzazione dell’Ospedale di Comunità ed una parte legati alla riabilitazione; è stata allestita una nuova palestra per la riabilitazione , con un investimento complessivo di 150 mila euro; si stanno concludendo le procedure per l’assunzione di sei infermieri, 5 operatori socio sanitari e due fisioterapisti per rendere operative queste nuove attività, che saranno operative a partire dai primi giorni di aprile. Nelle attività territoriali si è strutturato definitivamente il neuropsichiatra infantile ed un rafforzamento del SERT. A questo potrei aggiungere i 450 mila euro d’investimenti approvati dalla R:Toscana sul potenziamento delle strutture di assistenza nel territorio. Di fronte a questo quadro è legittimo parlare di smantellamento dei servizi? Di depotenziamento delle strutture? D’inaffidabilità delle stesse? Oppure avanzare disegni nascosti di destrutturazione del sistema sanitario e sociale?
Solo degli irresponsabili attiverebbero tante risorse per poi sopprimere i servizi e nemmeno s’impegnerebbero come ha fatto il D.G. dell’ASL d’investire ancora per dotare la struttura di una Risonanza Magnetica,di un mammografo,di qualificare e potenziare il Pronto Soccorso con l’istituzione di 5 posti letto di osservazione etc…
In questo contesto ci sono due punti sui quali concentrare l’attenzione,il Pronto soccorso e la chirurgia.
Il pronto soccorso in una realtà come la nostra deve rappresentare un punto di eccellenza e per far questo è necessario adeguare i protocolli diagnostici, dell’attività radiologica,  ampliando le casistiche oggi gestibili per via informatica, garantendo la diagnostica per immagini nelle ventiquattro ore e garantendo una struttura medica stabile ed integrata alla struttura ospedaliera.
Sulla chirurgia è necessario estendere l’offerta dell’attività specialistica che già oggi consente l’attività di ortopedia e l’operazione alla cataratta.
Su questo occorre sviluppare prioritariamente il confronto con la Direzione generale dell’ASL
Ci sono altre cose indubbiamente da migliorare,ma diffondere un’idea di una struttura simile ad un “bivacco di cosacchi” è un danno che non solo non ci possiamo permettere,ma è anche offensivo per coloro che ogni giorno operano per garantire un servizio qualificato ed altrettanto preoccupante per gli oltre trecento cittadini che ogni mattina varcano le soglie di quella struttura per utilizzarne i servizi.
Claudio Franci
Sindaco di Castel Del Piano                                 
sindaco@comune.casteldelpiano.gr.it

L’identità dell’Amiata oggi

Sabato, 27 Febbraio 2010

Il Sindaco on. Claudio Franci interviene sulle pagine del Corriere dell’Amiata sul tema dell’identità dell’Amiata oggi.

 Mario Papalini nei suoi articoli di fondo del Corriere, ci pone interrogativi,rilancia la palla in campo,affida alla capacità degli amministratori l’indicazione di un progetto di governo che disegni l’Amiata del futuro; a questo confronto non intendo sottrarmi. Vorrei porre all’attenzione alcuni punti sui quali sviluppare la ricerca ed il dibattito.

Parto dall’identità del territorio. Qual’è oggi l’identità dell’Amiata?

Conosciamo abbastanza bene ciò che si è sviluppato nel corso del Novecento,i processi che ci hanno unito, i valori che hanno plasmato la nostra Comunità, ma sono sufficienti per capire il presente ed affrontare il futuro? Io penso di no. Forse occorre indagare su quanti cambiamenti si sono prodotti negli ultimi venti anni e come hanno modificato la nostra società.

Provo ad indicarne alcuni.

L’agricoltura, le produzioni di qualità,l’agriturismo hanno cambiato la natura dell’impresa agricola,hanno cambiato le relazioni sociali del singolo agricoltore ed il modo di approcciare il mercato;si è determinato un cambiamento radicale nel fare impresa sia dal punto di vista economico,sia da quello culturale .

La fine di una massiccia presenza di operai e lavoratori nel settore pubblico,dalla forestazione,alla Sanità, alla Pubblica Amministrazione ha ridisegnato un’organizzazione economica nella quale trovano spazio singole imprese,associazioni del volontariato,un nuovo movimento cooperativo legato ai servizi.

Si è inoltre rafforzato un sistema imprenditoriale nell’agroalimentare,  ha conquistato nuovi spazi nella meccanica, e si è rimodellato nei settori delle attività storiche legate all’edilizia,che per essere competitive, hanno assunto la dimensione di piccole e medie imprese,con un’attenuazione delle attività specificamente artigiane.

L’immigrazione agisce in maniera determinante nell’organizzazione del lavoro, in agricoltura, nell’edilizia, nell’assistenza agli anziani ed alla famiglia.

 Una presenza di singoli soggetti che mette in campo, oltre ai lavori oggi considerati marginali,  piccole imprese in agricoltura , nell’edilizia ed interagisce con le famiglie attraverso le forme di assistenza agli anziani etc….

Sono solo alcuni dei cambiamenti che incidono profondamente nella nostra comunità, ne rimotivano le funzioni economiche , ridefiniscono le relazioni economiche e sociali ed introducono forti cambiamenti culturali che plasmano ogni giorno la nostra identità.

E’ in questo processo che agisce oggi la crisi più generale,  scompone questo quadro  e ne proietta un altro tutto da  leggere e ridefinire.

Di fronte alla crisi si accentuano le difficoltà di alcuni territori nei quali il sistema imprenditoriale è più debole e più difficile è individuare le opportunità di sviluppo futuro. La crisi chiama di nuovo in causa il sistema dell’organizzazione delle imprese,penso all’agricoltura ed alla meccanica oggi in maggior sofferenza, ponendo il problema dell’ innovazione e della qualificazione.

L’incertezza di futuro ,che trasversalmente percorre l’organizzazione sociale dagli anziani,ai giovani, alimenta paure che cambiano i comportamenti,la percezioni degli eventi e modifica la partecipazione alla vita sociale.

In questo contesto fondamentale è il ruolo che le pubbliche amministrazioni debbono svolgere. Nell’orientare gli investimenti,nell’incentivare nuove opportunità a partire dallo sviluppo delle energie alternative,nell’agire per rafforzare i legami di solidarietà delle popolazioni,nel fornire servizi all’altezza delle sfide che abbiamo davanti,nel costruire una cultura ed un sentire comune senza il quale è a rischio la tenuta della convivenza civile.

Se questi sono i compiti che abbiamo davanti è sufficiente un lavoro quasi solitario degli amministratori e della politica,(o ciò che è rimasto di essa), oppure la sfida chiama in causa le classi dirigenti di questo comprensorio ed il loro contributo è parimenti fondamentale?

Se è vero,come è vero, che le classi dirigenti sono formate da tutti coloro che con il loro dire ed agire contribuiscono in ogni campo a determinare orientamenti,al formarsi di decisioni ed atti,allora la politica,gli amministratori,rappresentano una parte di essa e spesso neppure quella maggioritaria,anche se dispongono strumenti in grado di agire complessivamente nell’organizzazione della società.

Sottolineo questo perché a mio avviso è giunto il momento da parte di tutti,dirigenti di organizzazioni,professionisti,operatori culturali,quella classe dirigente diffusa cioè,di essere meno pigri.

L’Amiata è oggi di fronte ad uno dei passaggi più difficili della sua storia.

Deve ridisegnare il suo sistema istituzionale,deve proiettarne l’organizzazione pensando a ciò che sarà fra dieci – venti anni; l’identità alla quale ci richiamiamo va declinata rispetto ai cambiamenti avvenuti negli ultimi ventennio e dovrà aiutarci ad includere i processi nuovi che sono in atto, dovremmo mettere in campo scelte economiche capaci di offrire una sponda al sistema imprenditoriale oggi in difficoltà e non dobbiamo dimenticarci dei giovani e del loro percepire ed intendere il futuro nella nostra comunità. Per essere all’altezza della situazione occorre che ognuno faccia la sua parte, senza pigrizie appunto,ma mettendo in campo la ricerca,gli approfondimenti,le conoscenze necessarie per affrontare questa nuova fase della vita dell’Amiata , in un sistema economico,sociale e culturale globalizzato. Un confronto collettivo,anche aspro, è sicuramente necessario e non più rinviabile:La pigrizia potrebbe farci  scivolare nella rivendicazione di singoli  interessi, comunque importanti, nella ricerca di scorciatoie, nella rivendicazione di campanilismi, che potrebbero far smarrire un disegno comune di appartenenza e crescita. E’ un rischio che non possiamo permetterci e scongiurarlo è un compito che riguarda il complesso degli attori in campo.  

 

 

 

Claudio Franci

Sindaco di Castel Del Piano                                 

sindaco@comune.casteldelpiano.gr.it

Festa dei falegnami

Lunedì, 1 Febbraio 2010

 

 

Duecento anni fa nacque a Castel del Piano un’associazione spontanea, che fu la prima del paese. Quella dei legnaioli che nel corso del tempo, verso la fine del 1800, si organizzarono in una vera e propria “Società”. Correva, dunque, l’anno 1805 e il paese, come tutto il resto della nazione, non conosceva forme di aggregazione organizzate. Infatti le cosiddette società operaie con tanto di Statuto e regolamenti cominciarono a nascere soltanto dopo l’Unità d’Italia. Ma il primo germe della società dei falegnami esisteva anche prima. Forse perché  fortissima  e con radici profonde era la tradizione di questo mestiere, come attestano relazioni e testimonianze ufficiali e d’archivio a partire dal 1500. Forse perché la miseria e il bisogno richiedeva che i soci si dessero una mano quando lo esigevano la necessità e le difficoltà. Forse anche perché era più sentito di oggi il rapporto con le istituzioni religiose che grazie a feste e ricorrenze riuscivano a tenere un collegamento solido fra mondo laico e chiesa. Uno statuto vero e proprio della società non esistette quasi sicuramente, fino alla fine del 1800. Ma nel quaderno delle memorie della società si legge che “fra i soci vigeva e vige la norma non scritta su carta ma incisa profondamente nella coscienza di ciascuno, di scambiarsi collaborazione, strumenti e servizi. Noi, si legge nel quaderno, abbiamo ereditato un patrimonio morale, artistico ed umano di alto valore”. I legnaioli, come allora si definivano i falegnami, festeggiano la loro ricorrenza il 23 Gennaio, giorno dello sposalizio di Maria Santissima e di Giuseppe falegname e hanno scelto di celebrare la Messa nell’Oratorio di San Giuseppe, dove, appunto, dal secolo XVII è ospitato il quadro raffigurante le nozze sacre, opera di Francesco Nasini. La memoria del giorno del matrimonio fra Maria e Giuseppe, è passato anche nella simbologia della festa dei legnaioli, i quali, infatti, chiudono il pranzo con l’abitudine di consumare il biscotto incrociato, che è simbolo, appunto di matrimonio e che si chiama, infatti, secondo un’antica tradizione “biscotto della sposa”. Non si giustificherebbe altrimenti, infatti, l’uso dei falegnami di consumare questo alimento così speciale. Questa particolarità dimostra, dunque, che la consuetudine a ritrovarsi, per i falegnami aveva ed ha ancor oggi un significato morale e profondamente religioso, perché addirittura il cibo ha una simbologia mistica. Come mistica fu, nel 1900, per l’Anno Santo, la costruzione, da parte dei falegnami, di un paliotto da esporre nella predella dell’altar maggiore della Chiesa di San Giuseppe il 23 gennaio e il 19 marzo. Un paliotto di squisita fattura intagliato a mano ed esempio di arte e di manualità di altissimo livello. La notizia sia degli autori che dell’opera, ci viene fornita  da un abitante del paese, Pietro Mantiloni, che visse a cavallo del sec. XIX e XX e scrisse un diario manoscritto a partire dal 1896, annotando, anno dopo anno, fino al 1913, data della sua morte, che ogni 23 gennaio è stata celebrata la festa dei legnaioli. Mantiloni, dunque, nel 1896 scrive così: “23 gennaio, Sposalizio di Maria Vergine. Fu celebrata la solenne festa dai legnaioli, consueta degli altri anni. Ma quest’anno fu celebrata più solenne e vi era anche la musica del paese, la quale assisteva alla Messa cantata del vespro e rallegrava il paese”.  Ma nel 1900, in occasione dell’Anno Santo, lo stesso Mantiloni si dilunga assai a descrivere le iniziative dei falegnami e scrive così: “Il 23 Sposalizio di San Giuseppe. Questa festa per antico viene celebrata dai falegnami del paese. Ora è diversi anni che hanno formato una società ed è presidente Marchini Giuseppe fu Noè che è maestro di banda. Quest’anno, uniti insieme, stabilirono per memoria di fare un davanzale o paliottoliere a l’altare maggiore, come ricordo dell’Anno Santo, tutto lavoro di mano artistica dai signori seguenti falegnami: Giovanni Marchini e figlio fecero i mensoloni di noce intagliati e lustrati a specchio con colore naturale. Luigi Tirinnanzi e Giuseppe Basili fecero la base e cimatura con legno di cipresso e cornici riportate di noce nero e un riporto di castagno per socializzarlo. Borgoni Prudenzio e figlio fecero lo specchio di mezzo con suo relativo ovale e cornice dell’ovale e i 4 fregi dello specchio. Orazio Marchini fece il fiore dell’ovale con altro ovale dove sono scritte le memorie. Il Presidente Giuseppe Marchini spartì il lavoro a tutti, fece la cornice per lo specchio, il fregio delle cimate e due rosoncini sopra i mensoloni, montò tutto il paliotto e lo compì conforme al suo disegno scelto fra gli altri. Il socio Pacagnini Giuseppe, promotore del suddetto lavoro stimolò e molto si occupò perché venisse ad effetto il suddetto davanzale e trovò tutto il legname per carità, poi si tassò per la cassa di Lire 1. Il resto dei soci falegnami si tassarono chi più e chi meno secondo la sua possibilità a vantaggio della cassa. Quelli che hanno lavorato hanno calcolato il suo lavoro prezzando quato avevano lavorato per la società. Il 23, parata a drappi di seta tutte le parti principali della chiesa di san Giuseppe,  e fatto bellissimo ammaio, esposto la reliquia di san Giuseppe, fu fatta la seguente festa. La sera del 22 fu acceso tutte le lumiere e i biticci, restando con grande ammirazione tutto il popolo. Fu cantata la compieta maggiore. All’alba del 23 principiò la prima messa e seguitarono una dietro all’altar maggiore tutti i sacerdoti del paese. Alle 11 Messa cantata in musica con strumenti musicali, cioè con orchestra poi solenne Vespro e la sera litanie in musica accompagnate con l’armonium del socio Orazio Marchini e furono cantate dai ragazzi del paese. Fu solenne, fu splendida, fu decorosa, fu bella, fu di soddisfazione e di ammirazione a tutto il popolo.”. Mantiloni, annota che la festa continua negli anni seguenti: 1901, 1902, 1904, fino al 1913.   Presumibilmente essa fu ridotta o interrotta nel periodo delle guerre, ma ripresa poi con costante fervore passata la burrasca bellica e durata fino al 2005, anniversario che celebra 200 anni di vita di questo solido gruppo di lavoratori e artisti del legno.